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Sport e pubalgia

La pubalgia è una patologia ortopedica che letteralmente significa dolore al pube. La si definisce anche retto-pubalgia, poiché il dolore si irradia anche all’inserzione inferiore dei muscoli retti dell’addome, che s’inseriscono appunto sul pube. La pubalgia, diffusissima tra gli sportivi, interessa soprattutto i calciatori, corridori e schermidori, ma può colpire altre categorie di sportivi.

Il sintomo classico della pubalgia è il dolore all’interno della coscia, precisamente nell’inserzione dei muscoli adduttori sul pube, ed è scatenato dal tentativo di abdurre l’arto inferiore, vale a dire allontanare le gambe una dall’altra.
Gli adduttori sono formati da 4 muscoli che globalmente si occupano di addurre la coscia, cioè avvicinare le gambe, ma la loro funzione non si esaurisce solo a quello. A seconda dell’inserzione femorale, i 4 muscoli che compongono gli adduttori partecipano alla flessione, all’estensione e elle rotazioni interne ed esterne.

Di conseguenza la pubalgia può essere scatenata da tutti i movimenti che interessano l’arto inferiore, rendendo difficile e dolorosa ogni attività motoria e costringendo gli atleti a lunghi periodi di riposo.

Le cause della pubalgia risiedono nei microtraumi ripetuti che interessano le branche pubiche, o dai movimenti tipici di alcuni sport che ipersollecitano i muscoli adduttori, infiammandone le inserzioni.

L’approccio riabilitativo tradizionale, che prevede la somministrazione di antidolorifici e antinfiammatori, riposo, stretching e rinforzo muscolare, si dimostra spesso inefficace nella completa risoluzione del problema che tende a recidivare.

Esiste oggi un’alternativa riabilitativa grazie al Cro System che, mediante una leggera vibrazione meccanica, elimina in pochi giorni la contrattura degli adduttori, aumentandone il controllo motorio, quindi la forza e la resistenza.
Potrebbe essere utile un riequilibro osteopatico che rimetta in asse bacino, pube e arti inferiori, consentendo un più rapido ritorno all’attività sportiva evitando che il problema possa recidivare.

Ricreare un’armonia articolare tra bacino, pube e arti inferiori, consente di ristabilire un equilibrio di tensione fra le strutture muscolo-fasciali che collegano le ossa implicate. Ne beneficeranno, oltre agli adduttori, i muscoli flessori dell’anca, il torchio addominale globalmente, i glutei (piccoli, medi e grandi), il quadrato dei lombi e i paravertebrali.

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osteopatia albo-cro system-epicondilite

Epicondilite: soluzioni alternative

L’epicondilite, meglio conosciuta come gomito del tennista, è una tendinopatia inserzionale caratterizzata da dolore acuto all’epicondilo (piccola protuberanza sferica all’esterno del gomito) sul quale s’inseriscono i tendini dei muscoli estensori del polso e delle dita.

Le categorie più colpite dall’epicondilite sono:

  • sportivi soggetti a microtraumi ripetuti all’articolazione del gomito (tennisti, lanciatori, canoisti, ecc)
  • categorie professionali la cui attività prevede il sollevamento di carichi e la ripetizione di movimenti estensori del polso (giardinieri, carpentieri, idraulici, ecc)

Maggiormente diffuso tra i soggetti di età compresa tra i 30 e i 50 anni.

Il dolore, inizialmente poco intenso, avvertito a livello dell’epicondilo, diviene acuto e si diffonde all’avambraccio, fino al polso e alle dita. Il paziente ha difficoltà a sostenere carichi (anche semplicemente un bicchiere) o a fare forza con le dita come in una stretta di mano.

Se non curato, il dolore inizialmente avvertito solo durate il movimento, cronicizzerà e verrà avvertito anche a riposo.

Anche nel caso dell’epicondilite, la tendenza tradizionalista prevede un trattamento sintomatico a base di antinfiammatori, riposo, tutore, infiltrazioni di cortisonici.
Ma, se non si elimina la causa del problema, tutti questi rimedi lasciano il tempo che trovano!

Trattamenti efficaci, che permettono di evitare le recidive sono:

  • Il trattamento osteopatico per riequilibrare le tensioni di colonna vertebrale, spalle, gomiti, polsi
  • Posture Mézières da praticare per 15 giorni, mano alla parete
  • Trattamento con Cro system per 3 giorni rigorosamente consecutivi

Il Cro system, applica una leggera vibrazione ai muscoli estensori del polso e delle dita, consentendo in soli 3 giorni di sciogliere la contrattura, vera responsabile della sintomatologia dolorosa, aumentare la forza dei muscoli trattati e risolvere la rigidità del gomito.

L’effetto del Cro System è apprezzabile già nelle prime 48 ore ed è persistente nel tempo.

È consigliabile migliorare la postura per evitare di incorrere nelle stesse dinamiche posturali e meccaniche errate che hanno causato il problema.

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OsteopatiaAlbo-lesione SPE, piede cadente, cro system svizzera

Piede cadente da lesione dello SPE

La lesione del nervo Sciatico Popliteo Esterno o nervo Peroneo Comune è la neuropatia più frequente a carico degli arti inferiori.

Le cause della lesione possono essere diverse:

  • Compressione nel suo tragitto sopra la testa del perone
  • Trauma a causa della frattura del piatto tibiale o del perone
  • Grave distorsione del ginocchio
  • Ferita da taglio
  • Ernia lombare L5-S1
  • Il paziente affetto da lesione dello SPE si trova nella difficoltà o nell’impossibilità a dorsi-flettere il piede e le dita, con conseguente piede cadente.

La marcia sarà difficoltosa poiché obbligherà il paziente a flettere l’anca in un modo esagerato per evitare di trascinare il piede o, ancora peggio, per evitare di inciampare. Questo deambulazione, tipica della lesione dello SPE, è chiamata “Steppage”.

Esiste un ausilio ortopedico, la molla di Codivilla, che permette di mantenere la caviglia in flessione ed evitare lo Steppage.

Il CRO® SYSTEM è uno strumento che consente di recuperare il tono muscolare in pochi giorni, permettendo nelle forme meno gravi, un recupero completo ed effetti persistenti.

Per poter agire con lo strumento, occorre che il muscolo deficitario abbia almeno una forza di livello 1. Il paziente deve poter contrarre attivamente il muscolo tibiale anteriore, anche senza riuscire a mobilizzare l’articolazione. La contrazione deve essere visibile sotto la pelle e apprezzabile alla palpazione dall’operatore.

Il CRO® SYSTEM può amplificare una funzione presente ma deficitaria. Non può assolutamente ricreare una funzione totalmente e irrimediabilmente compromessa.

Il CRO® SYSTEM inoltre, essendo fondamentalmente un amplificatore d’informazioni inviate dai muscoli al sistema nervoso centrale, stimola la capacità vicariante del sistema nervoso, affinché si utilizzino vie nervose alternative che possano sostituire quelle danneggiate.

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OsteopatiaAlbo-nevralgia-trigemino-osteopatia-craniale

Nevralgia del Trigemino: approccio craniale

In passato conosciuta come “tic doloroso” o, in modo più indicativo, come “malattia del suicida”, è caratterizzata da un dolore lancinante al viso talmente intenso da spingere al suicidio chi ne era affetto e non riusciva a controllare il dolore farmacologicamente.

Il trigemino è il V° nervo cranico e svolge prevalentemente la funzione di fornire la sensibilità superficiale al viso e la motricità ai muscoli masticatori.

Si chiama “trigemino” perché è formato da 3 fibre sensitive “gemelle”, che originano dallo stesso ganglio semilunare (o ganglio di Gasser).

La prima branca oftalmica distribuisce le sue fibre sensitive alla cute della fronte, sopracciglia, palpebre superiori e parte superiore del naso. È inoltre il nervo sensitivo dell’occhio e delle mucose della fossa nasale superiore.
La seconda branca mascellare innerva la cute che ricopre gli zigomi, il naso, le tempie, la zona mastoidea, il labbro superiore. Fornisce inoltre la sensibilità a denti e gengive dell’arcata superiore, al palato e alle mucose della fossa nasale inferiore e all’ATM (Articolazione Temporo Mandibolare).
La terza branca mandibolare innerva la restante superficie cutanea del viso (guance, mento, labbro inferiore), le mucose della bocca, 2/3 anteriori della lingua e denti e gengive dell’arcata inferiore. La sola terza branca veicola le fibre motorie per i muscoli della masticazione.

I Tre rami emettono inoltre delle fibre che innervano le meningi all’interno del cranio, nella porzione sovra-tentoriale (cioè esclusa la zona occipitale), facendo del nervo trigemino il responsabile della sensazione dolorosa nei mal di testa!

Il sintomo tipico della nevralgia del trigemino è il dolore lancinante improvviso (come una scossa elettrica), che colpisce una delle 3 branche del trigemino, raramente bilaterale. Le branche più colpite sono la mandibolare e la mascellare. Raramente la branca oftalmica è coinvolta.

Le crisi di dolore sono di breve durata, ma possono ripetersi decine di volte al giorno.

A volte, per innescare il dolore, è sufficiente una delicata sollecitazione della cute del viso. È tipica l’insorgenza durante la rasatura o mentre si applica il trucco. Anche stiramenti della cute dovuti ad azioni ordinarie quotidiane come mangiare, parlare, lavare i denti, possono costituire un fattore scatenante.
È più frequente dopo i 45 anni, con maggiore incidenza nelle donne.

Di seguito le cause più accreditate dalla medicina ufficiale:

  • Compressione da parte di un’arteria sul nervo, in corrispondenza alla sua emergenza dal tronco encefalico
  • Compressione a causa di un tumore
  • Compressione a causa di aneurisma
  • Degenerazione della guaina mielinica da sclerosi multipla
  • Degenerazione della guaina mielinica da invecchiamento
  • Traumi
  • Infezioni (Herpes Zoster)

L’approccio osteopatico pone l’attenzione sui rapporti anatomici che il nervo trigemino contrae con le strutture circostanti.

Lo studio dell’anatomia c’insegna che il ganglio trigeminale è alloggiato all’interno di una cavità membranosa, formata da uno sdoppiamento del tentorio del cervelletto, parte della Dura Madre (lo strato più esterno delle meningi del cranio). Inoltre, per raggiungere i territori d’innervazione, le branche del trigemino sono accompagnate e vincolate dalle meningi nei punti di passaggio all’interno dei forami.
È facile comprendere come una tensione della Dura Madre, dovuta ad una disfunzione del cranio o delle prime vertebre cervicali, possa causare una compressione sul ganglio o sui rami del trigemino, alterandone la funzione.

L’osteopatia craniale, attraverso tecniche di riequilibrio articolari e fasciali, tende a normalizzare le tensioni che determinano l’attivazione del nervo trigemino, causandone la sintomatologia dolorosa.

Essendo la nevralgia del trigemino una patologia multifattoriale, il trattamento della osteopatico non può limitarsi ala sola componente craniale. Occorre effettuare un bilancio completo, che consideri anche le componenti meccanico-fasciali che dalla periferia possano influenzare a distanza l’equilibrio del cranio e delle cervicali.

La terapia craniale è un approccio tanto delicato quanto efficace!

Consente di risolvere in breve tempo la patologia, in tutti quei casi in cui non sia d’obbligo una chiara indicazione chirurgica!

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